Auto-Storia: i modelli più significativi

Dodge Challenger, il ferro che se vuoi impenna pure

Nella versione più estrema l'accelerazione del mostro USA è quasi due volte quella del campo gravitazionale terrestre

Sergio Marchionne guidava una Dodge Challenger quando era di stanza a Detroit, sede della Dodge, che faceva parte del gruppo allora FCA oggi Stellantis. Mica come Gianni Agnelli con la sua variante Delta a Cortina, mica guidava una Fiat Tipo quando Marchionne era a Detroit Rock City. Guidava una Dodge SRT Challenger, un’americanata da Dracula fiscale (per gli italiani in Italia), 6.4 e con un motore V8 da 470 cv. Ralph Gilles, presidente della divisione SRT, lo aveva sgamato e messo la foto su Twitter.


Forse se vi dico Dodge vi dico poco, ma se vi dico “Viper” capite al volo: la Dodge è uno dei marchi storici USA specializzato in auto sportive, muscle car e berlinone-muscle car, cioè Charger, Challenger appunto e, ri-appunto, Viper.

Oltre Fast & Furious c’è di più

Ford Mustang e Chevrolet Camaro le sue rivali e, come loro, ha una storia anche cinematografica, non foss’altro che per le sue numerose apparizioni sul grande e piccolo schermo, 2 Fast 2 Furious, The good guys, American Gangster, Nato il 4 luglio, pure Magnum P.I. e i Chips (i più vecchietti sanno di cosa sto parlando!), insomma tanta roba per una caratterista d’eccellenza. E poi, scusate se è poco, è stata la co-protagonista del road movie Vanishing Point, in Italia tradotto con Punto zero, pietra miliare della serie dei film on the road degli anni Settanta. 

Dodge Challenger, il ferro USA per l'uomo che non deve chiedere mai
pxfuel.com

La sua data di nascita è il 1970 e ne fanno tre versioni: Challenger Six, Challenger V8, Challenger T/A e Challenger R/T, quest’ultima la più cattiva, con motori da 335 a 425 cv. Incredibilmente, l’ammazzano dopo 4 anni e ne riprendono la produzione a partire dal 1978 e fino al 1983, ma è diversissima da prima e sembra la Plymouth Sapporo (l’assemblano nel Sol Levante), più “elegante” che sportiva e ottantiana che più non si può, un’edizione che c’entra niente col modello originale, una schifezza peggio della Croma vagonata.

Dodge Challenger, il ferro USA per l'uomo che non deve chiedere mai
Di Mr.choppers – Opera propria, CC BY-SA 3.0, commons.wikimedia.org

Poi, dal 1983 al 2008 il vuoto, finché alla Dodge decidono di rifarle i muscoli: è la Dodge Challenge SRT8 (seguita poi dalla R/T e dalla SE), fa i 280 all’ora e lo 0/100 in 4,9 secondi, la vendono solo in Nord America, nel 2010 arriva la SRT8 392 limitata a 1.492 esemplari e anche quella la vendono solo sul mercato nordamericano.

Dodge Challenger, il ferro USA per l'uomo che non deve chiedere mai
Alexandre Prévot from Nancy, France, CC BY-SA 2.0 creativecommons.org, via Wikimedia Commons

85mila dollari per sentirti Dominic Toretto

Se impersonasse il personaggio del Trucido nel film Il trucido e lo sbirro non sarebbe così ignorante in fondo, ma lo è perché così la vogliono: fra le varie versioni, una più ignorante dell’altra, gli ammerrecani hanno fatto la Dodge Challenger SRT Demon, 100 kg meno delle altre e 840 cv sotto un V8 6.2 Hemi sovralimentato. Definirla mezzo da trasporto sarebbe ridicolo: ci mette un secondo (un secondo) per arrivare ai 50 all’ora ma soprattutto questa macchina impenna come una moto, proprio per via di un’accelerazione che è quasi due volte quella del campo gravitazionale terrestre. Ne hanno fatte 3.000 esemplari, andati via per 85 mila dollari, in fin del conto nemmeno ‘sta sassata per fare come Dominic Toretto in Fast & Furious. Narra la leggenda che nessuno volesse assicurarla, l’unica polizza (stellare) era quella di McKeel Hagerty e sempre la leggenda narra che FCA avesse predisposto punizioni esemplari (ti mettiamo il modello ordinato e pagato in fondo alla lista) per quei concessionari che l’avessero venduto a un prezzo superiore a quello di listino, questo perché la Dodge Challenger SRT Demon era/è una macchina che fa gola al bambino che è in noi.

Dodge Challenger, il ferro USA per l'uomo che non deve chiedere mai
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Demon, Hellcat, Redeye, con quei nomi un po’ così

Con quel nome, poi. Stessa solfa per la versione chiamata Hellcat, sempre V8 6.2 sovralimentato da 727 cv, cambio vecchia scuola e automatico a scelta, fa il quarto di miglio in 11,2 secondi e quindi anche qui l’accelerazione, piuttosto che la velocità, è la caratteristica essenziale, anche se nel 2019 con la Challenger Redeye la cavalleria arriva a 808 e il quarto di miglio tanto caro agli americano lo fa in 10,8 secondi (e comunque la velocità massima tocca i 327 km/h…).

Dodge Challenger, il ferro USA per l'uomo che non deve chiedere mai
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Ma vuoi che non pensino ai Verdi, agli animaletti e ai fiorellini? Ebbene sì, perfino con questa macchina i bottegai che fanno automobili, fiutato l’affaire, hanno pensato a una Challenger ecologia, ma vogliono che sia la macchina elettrica più potente del mondo, altro che Tesla, americani e Stellantis (definire l’ex Fiat “italiana” oggi sarebbe eccessivo) vogliono far mangiar la polvere a Elon Musk, anzi vogliono fargli mangiare la foglia ecologica.

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Non riusciamo a dormire per la trepida attesa. Intanto pensiamo ai fighetta col 500 Abarth, solo la Dodge Challenger è il ferro USA per l’uomo che non deve chiedere mai.

Dodge Challenger, il ferro USA per l'uomo che non deve chiedere mai
Di National Highway Traffic Safety Administration – File, Description, Pubblico dominio, commons.wikimedia.org

Emanuele Beluffi

Giornalista pubblicista, già responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale, editor di CulturaIdentità, conservatore presso Fondazione Sangregorio Giancarlo.

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