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Alpine A110, il fascino retrò di una sportiva d’artista

Torna la A110 dal fascino eterno, peccato non ci abbiano messo il cambio manuale

Torna la A110 dal fascino eterno, peccato che alla Renault non abbiano pensato di dotare almeno una versione col caro vecchio cambio manuale.

“Un ampio finestrino posteriore curvo e fianchi scavati che evidenziano passaruote sporgenti”: ditemi voi se non sembra la descrizione di un corpo femminile. A me fa pensare a Le violon d’Ingres di Man Ray, la Kiki de Montparnasse immortalata dal celebre artista con la schiena desnuda con sovrapposte due chiavi di violino.

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CC BY-SA 4.0 / MATTI BLUME / GENEVA INTERNATIONAL MOTOR SHOW 2018

I passaruota sono i fianchi e il finestrino è il c..: chi diceva che l’auto dev’essere maschia???

Anche in questo caso la modella è una francese e anche in questo caso l’artefice è un artista: la Renault Alpine A110 è la discendente di quella Berlinette che vinse il rally di Monte Carlo nel 1973, nata nel 1962 dalla Société des Automobiles Alpine e proprio dal 1973 Alpine-Renault (chiuderà i battenti nel 1995 per risorgere nel 2012 grazie a Carlos Ghosn, poi finito in guai serissimi da prima pagina dei quotidiani economici di tutto il mondo, ma questa è un’altra storia). Aveva il muso a doppi fari carenati ed era la più famosa in casa Alpine grazie ai suoi successi nelle gare: quella che vinse il rally di Monte Carlo nel 1973 era l’Alpine-Renault A110 1800 (vedrete che questo 1800 tornerà a breve) e aveva fatto parte della figliolanza dal 1962 al 1977.

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Thesupermat / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)

Sobrietà, purezza, eleganza. Ma viene dal fango

Oggi è tornata, è stata messa in strada per la prima volta in assoluto nel 2017, con la firma luminosa dei quattro anelli che richiamano i fari dell’augusta Berlinette e il posteriore che cade a mandolino, per riavvicinarci all’immagine artistica da cui siamo partiti, seguendo le parole d’ordine sobrietà, purezza, eleganza.

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Alexander Migl / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

L’ha disegnata Antony Villain, che tanto “villain” non è

L’ha disegnata Antony Villain, che tanto “villain” non è, visto che questa A110 va dalla versione per i poveri, detta Pure e che costa 58 mila euri, alla gamma top da 70mila e passa, con la Lègende G” e la Color Edition, la prima tirata in 400 esemplari “negli ornamenti in oro pallido e nei suoi interni in pelle ambrata” -leggiamo nella scheda che sembra redatta da un cortigiano della Regina Elisabetta-, l’altra in tonalità Sunflower Yellow (che noi tradurremmo “giallo Napoli” ma lì dicono “giallo girasole” che fa molto Van Gogh) e disponibile solo in questa infausto anno 2020, in mezzo le versioni con le implementazione varie  delle opzioni Légende o S.

Che mi metto oggi? Oro pallido o giallo-girasole-di-Van Gogh?

Carrozzeria in alluminio, 1089 kg, motore posteriore turbo a 4 cilindri 1.8 e sedili a guscio per tutte: la più spinta ha 292 cv, monta ruote da 18 pollici GT e ha carbonio ovunque compreso il tetto per chi proprio non s’accontenta, chi invece ha pretese più modeste può fermarsi ai cerchi ricoperti dalla finitura oro pallido della versione Lègende GT, che ha meno cavalleria (252 cv) ma è tirata in soli 400 esemplari e quindi vuoi mettere?

Per tutti gli altri c’è Master Card, come recita il noto spot tv, ovvero la versione entry level, l’A110 Pure che ha pur sempre 252 cv o la S con telaio Sport. Una macchina non per tutti epperò per tutti, con le modalità di guida Normal, Sport e Track per i piloti della domenica.

Guardatela bene: con quella costola centrale sul cofano vi fa venire il magone, vi fa pensare alle automobili che non si fanno più, a quelle berlinette che ora vedi solo nei vecchi film mentre adesso le forme piene e le belle rotondità sono state rimpiazzate dagli spigoli, vedi ad esempio il restyling dell’Audi Sportback.

Torna la A110 dal fascino eterno, un’auto dalla bellezza eterna ma senza cambio manuale e coi paddle al volante: servi della gleba!

Torna la A110 dal fascino eterno, peccato che alla Renault, in mezzo a questa rivalutazione dell’estetica di una volta, non abbiano pensato di dotare almeno una versione della A110 col caro vecchio cambio manuale: non ha senso distinguersi dalla massa guidando un’auto dalla bellezza eterna ma con i paddle al volante come i servi della gleba arricchiti. Peccato davvero.

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Emanuele Beluffi

Giornalista pubblicista, già responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale, editor di CulturaIdentità, conservatore presso Fondazione Sangregorio Giancarlo.

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