Auto-Storia: i modelli più significativi

Alfa Romeo GTV, la dinastia interrotta. Forse…

GTV cioè Gran Turismo Veloce: quando le macchine erano macchine (anziché i frigoriferi di adesso)

L’Alfa GTV tecnicamente si chiama 916, perché quello è il numero di progetto, ma tutti la conoscono per tre lettere: GTV, cioè Gran Turismo Veloce. Leggi: quando le macchine erano ancora macchine anziché frigoriferi elettrici. La guidavi per la gita fuori porta, per andare in vacanza e al lavoro, potevi fare il figo senza sembrare un tamarro e soprattutto non c’erano i monopattini e le ciclabili del kaiser.

Presentata al Salone di Ginevra del 1994, la GTV rinverdisce i fasti della mitica dinastia GT-GTV.

Negli anni 90 e fino al 2005, quando esce di produzione per far posto alla Brera, è la rivale della Fiat Coupè, altro modello iconico di quegli anni.

Enrico Fumia l’ha disegnata e scolpita

Il papà dell’Alfa Romeo GTV è Enrico Fumia (Pinifarina school) e ancora adesso gli andrebbe fatto un applauso, per quella linea a cuneo e quegli intagli estetico/volumetrici che la fanno sembrare appena uscita dallo studio di uno scultore.

Alfa Romeo GTV quando le macchine erano macchine e non frigoriferi
Dipal Bhagde from Jamnagar, India – Alfa Romeo, CC BY 2.0, commons.wikimedia.org

Quegli occhi mi ricordano qualcuno…

A proposito di design, se il caratteristico muso della GTV con i gruppi ottici a oblò (piccola curiosità: sono circolari per finta, nel senso che è  il cofano a esser sagomato così) vi ricorda qualcosa…

Alfa Romeo GTV quando le macchine erano macchine e non frigoriferi
By photobeppus – Alfa Romeo Coupè Gtv, CC BY-SA 2.0, commons.wikimedia.org

…ebbene avete ragione ma non c’è plagio: Fumia è anche il papà della concept car Audi Quartz, uno spigolone affilato e netto presentato a Ginevra nel 1981, per l’epoca assolutamente innovativo, forse pure troppo, con gli stessi occhi della GTV di vent’anni dopo (nel senso, Fumia citerà se stesso).

Alfa Romeo GTV quando le macchine erano macchine e non frigoriferi
Buch-t, CC BY-SA 3.0 DE creativecommons.org, via Wikimedia Commons

La Protèo, invece, disegnata da Walter de Silva e presentata al Motor Show di Ginevra nel 1991 (andate a vederla al Museo di Arese), che pure  ha qualche vaga affinità con la GTV…

Alfa Romeo GTV quando le macchine erano macchine e non frigoriferi
By BLakerman – Own work, CC BY-SA 4.0, commons.wikimedia.org

…ha molta più somiglianza “di famiglia” con un altro esemplare mitologico Alfa, la SX Sport Zagato.

Fuori e dentro, la  GTV non finge nulla: gli interni sono un tributo alle sportive del recente passato: strumentazioni analogica incorniciata “a cannocchiale” e il resto al centro.

Alfa Romeo GTV quando le macchine erano macchine e non frigoriferi
ALEXV6, CC BY-SA 4.0 creativecommons.org, via Wikimedia Commons

Gli esperti esultano: “purezza di guida”, “sportiva di razza”, tutto questo quando ancora si può guidare senza imbottigliarsi nel cul de sac in Corso Buenos Aires voluto dai talebani ambientalisti del secondo decennio 2000.

Spider una bella scoperta, ma…

Piacere di guida che, per chi ama il vento fra i capelli o sulla pelata, si estende alla Spider, disegnata sempre da Fumia e presentata a Ginevra lo stesso anno della Coupè, prodotta quasi nello stesso numero di unità (rispettivamente 40mila e 42mila) e sopravvissuta con un colpo di coda a livello di vendite fino al 2006. Alzi la mano che non ha mai visto almeno un centinaio di volte una GTV Spider color canarino. Una bella scoperta, ma per il posteriore non c’è storia, troppo sgraziato (a parere di chi scrive).

Alfa Romeo GTV quando le macchine erano macchine e non frigoriferi
<p&p>photo via Flickr

Alfa GTV 2020 non pervenuta

I rumors la danno per rinata dopo un quindicennio dalla sua scomparsa, ma GTV 2020 non pervenuta: da Arese altrettanti rumors dicono che prima del 2022 di auto sportive nada. E comunque il progetto GTV 2020 sembra un crossover BMW – Aston Martin con la faccia da Stelvio.

Un comportamento stradale “da vera Alfa”

Torniamo a bomba su quella vera. Ben disegnata ma anche ben costruita, grazie al perfetto equilibrio dei pesi e alle sospensioni posteriori multilink: quel retrotreno per gli alfisti vuol dire “comportamento da vera Alfa” e quindi perfetta tenuta di strada.

Il restyling della GTV nel corso dei 10 anni di produzione non riguarda tanto l’estetica (sarebbe una follia, è perfetta così, solo lo stemma sul muso viene accresciuto nelle versioni successive, forse per far paura alla Mercedes)…

Alfa Romeo GTV quando le macchine erano macchine e non frigoriferi
By Corvettec6r – Own work, Public Domain, commons.wikimedia.org

…concentrandosi invece sui motori, col passaggio dalle inziali 2 valvole alle 4 valvole per cilindro (Twin Spark e V6) e all’aumento di cilindrata del V6 da 3.0 a 3.2

Senza stare a fare troppo i precisini alla Quattroruote, queste le serie dalla prima all’ultima:

1995-1998: GTV 2.0 TS 16 v
1995-2000: GTV 2.0 V6 turbo
1996-2005: GTV 3.0 V6 24 v (5 marce)
1998-2005: GTV 2.0 TS 16 v
1999-2001: GTV 1.8 TS 16 v
2003-2006: GTV 3.2 V6 24 v (6 marce)

Mentre per i precisini alla Wikipedia le motorizzazioni sono state nell’ordine: 1.8 Twin Spark, 2.0 Twin Spark, 2.0 JTS, 3.0 V6 12v (solo Spider), 2.0 V6 Turbo, 3.0 V6 24v, 3.2 V6 24v.

Alfa Romeo GTV quando le macchine erano macchine e non frigoriferi
Tokumeigakarinoaoshima, CC0, via Wikimedia Commons

Alfa GTV 3.0 V6 24 v e Spider 1.8 tirapoveri le più desiderate

Ne volete una? Dice il saggio: puntare tutto sul 3.0 V6 24 v o sul 3.2 V6 24 v. Gli alfisti lo sanno già, la parola magica è “Busso”, cioè il propulsore dei propulsori del Biscione. Tre litri o due litri dipende dai gusti ma soprattutto dalla fortuna, perché la produzione dei modelli V 6 è stata parca e ancor più lo è stata per la 3.2 V6 24 v: soltanto 512). Ancor più rara la Spider 3.0 V6 12 v. Per tutti gli altri ci sono le 2.0 litri, anche se pure gli esemplari  1.8 tirapoveri sono pochini, soprattutto in versione scoperta.

Emanuele Beluffi

Giornalista pubblicista, già responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale, editor di CulturaIdentità, conservatore presso Fondazione Sangregorio Giancarlo.

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