Auto-Storia: i modelli più significativi

Porsche 360 ​​Cisitalia e quella cauzione per liberare l’ingegner Porsche

L'unico esemplare è al museo Porsche di Stoccarda: la sua è l'incredibile storia di Carlo Dusio, di un conte e un cacciatore di macchine

Quella della Porsche 360 ​​Cisitalia è una storia dove si parla molto italiano e inizia con Piero Dusio, commerciante di tessuti che nel 1946 commissiona con la sua Cisitalia (Compagnia Industriale Sportiva Italiana, fondata nel 1944 con Piero Taruffi a Torino) a Ferdinand Porsche un’auto da Gran Premio: ha 16 mesi per realizzarla, intanto si gode la libertà ritrovata grazie alla grossa somma di denaro pagata sull’unghia da Dusio, parte della quale viene utilizzata per liberarlo (breve inciso: Porsche era iscritto al partito nazista e il Maggiolino versione militare, il carro VK 3001 e il carro Panzer VI Tiger impiegati dall’esercito tedesco li aveva costruiti lui, d’altro canto è vero che l’esercito tedesco lo usò, come a sua volta lo usò, o lo avrebbe voluto usare, il governo francese). Un conte, un cacciatore di macchine e un commerciante di tessuti. E poi un certo Ferdinand Porsche, arrestato dai francesi per collaborazionismo con il regime nazista e liberato su cauzione da uno degli uomini più ricchi d’Italia.

Il primo e unico esemplare di Porsche 360 ​​Cisitalia viene costruito in Italia dal personale Cisitalia con l’aiuto dell’ex dipendente Porsche Robert Eberan von Eberhorst e monta un motore 12 cilindri da 1.492 cc sovralimentato in posizione centrale che sviluppa 300 cv a 8.500 giri al minuto e permette alla vettura di toccare i 300 all’ora. Il telaio è un tubolare a traliccio in alluminio e meccanicamente presenta una trazione integrale on/off con cambio sequenziale e un cambio montato posteriormente che inviava potenza anche attraverso un albero di trasmissione a un differenziale anteriore.

Di Porsche 360 ​​Cisitalia ce n’è una

Di Arnaud 25 – Opera propria, CC BY-SA 4.0 commons.wikimedia.org

Tutto molto bello, peccato che al momento dell’esemplare fatto e finito Dusio resti senza soldi, con l’unica Porsche 360 ​​Cisitalia che langue come progetto in fase di sviluppo, che tocca la strada per una decina di chilometri nel 1953 in Sudamerica, in Argentina per la precisione, dove dal 1950 Dusio è emigrato: lì le ruote toccano effettivamente l’asfalto, ma non toccano i 300 Km/h dichiarati (si ferma a 233 km/h). Qui, sotto il governo di Peron, la Porsche 360 ​​Cisitalia resta in mano a proprietà privata per poi tornare in Germania, dove tutt’oggi la possiamo vedere al Museo Porsche.

Il car chaser Corrado Cupellini

Il car chaser Corrado Cupellini mentre fotografa una Mercedes 300 SL trovata a Caracas in Venezuela nel 1972. La sua storia è raccontata nel libro SuperFinds di Michael Kliebenstein

Ma la storia della Porsche 360 ​​Cisitalia è ancora italiana, perché le parti per la realizzazione di un secondo esemplare ci sono, ma non vengono assemblate. Ed è qui che entrano in scena il conte e il cacciatore di macchine: il collezionista Corrado Cupellini e il conte Giovanni Lurani nel 1968, quando ormai la Cisitalia è defunta, recuperano a Raconigi vicino a Torino in un ex edificio industriale tutte le parti che dovrebbero servire per realizzare un secondo esemplare di Porsche 360 ​​Cisitalia, pianificando di completarla e metterla in moto: “bello e impossibile”, come avrebbe detto Gianna Nannini.

Secondo esemplare non pervenuto, vuoi perché i Sixties saranno meravigliosi per il pop ma non per la tecnologia, vuoi perché per quanto tu sia ricco i soldi non bastano mai, fatto sta che nel 1971 Cupellini mette un annuncio sulla rivista inglese Motorsport e tre mesi dopo riceve una chiamata dalla Perfida Albione da parte del collezionista Tom Wheatcroft: prendo io i pezzi e li compro per 8.000 sterle. Detto, fatto: lo specialista britannico John Cole fabbrica una nuova carrozzeria, poi Wheatcroft fa unire il motore alla trasmissione ed espone il pezzo nel suo museo delle corse a Donington. In anni recenti, qualche appassionato lo ha potuto vedere fra il 2008 e il 2009 grazie alla ambasce di Martin Schröder, direttore del Museo Prototyp ad Amburgo.

Alla fine crediamo di poter dire che nonostante gli attori in gioco quello della Porsche 360 ​​Cisitalia resti un chiaro esempio di cosa significhi il detto “fare i conti senza l’oste”, dove l’oste in questione è il grano necessario per realizzare il sogno bello e impossibile e la sua riproducibilità.

La rinascita della Porsche 360 grazie a Gianni Torelli

Però, però…alla fine restiamo sempre in Italia: Gianni Torelli ha rifatto la Cisitalia 360.

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Emanuele Beluffi

Giornalista pubblicista, già responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale, editor di CulturaIdentità, conservatore presso Fondazione Sangregorio Giancarlo.
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