Auto-Storia: i modelli più significativi

Clio 3.0 V6, tamarra per maranza che dovevano saper guidare

Motore dietro larga ovunque, Clio V6 era una cicciobastarda soprattutto la Phase1

Nell’ottobre 1998 Renault presentò al Salone dell’automobile di Parigi a Versailles un concept della Clio V6 : era il centenario della Casa e non poteva esserci occasione migliore per mostrare al pubblico di cosa era capace la grandeur francese.

L’anno dopo, dalla show car si passò alla macchina vera e propria,  una versione stradale basata sulle Clio V6 Trophy che correvano nel campionato monomarca. Due anni dopo, la commercializzazione della versione di serie della Clio V6 iniziò per la gioia dei maranza e dei collezionisti, di allora e forse soprattutto di oggi: era il novembre 2000.

Una Phase 1 difficile da domare

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La Renault Clio II (in versione borghese) fu un grande successo commerciale per la Renault, come del resto lo fu la prima serie, al punto che potè fregiarsi del titolo di auto più venduta in Francia tra il 1998 e il 2003. E, sulla scorta del Clio V6 Trophy per pompare la nomea della piccola francese, Renault decise di svilupparne una versione super tamarra con un motore V6 di 3 litri che, per la Clio V6 Phase 1, erogava 230 cv.

Per tagliare i tempi di progettazione, lo sviluppo della prima Clio V6 venne  affidato agli svedesi di TWR (Tom Walkinshaw Racing) di Uddevalla , allora proprietari della scuderia di F1 Arrows: fu solo con la Clio V6 Phase 2 che la produzione tornò nello stabilimento Alpine di Dieppe, in Normandia. E che cazzo, siamo francesi.

Con la Clio V6 bisognava scegliere, non si poteva avere la botte piena e la moglie ubriaca: i posti posteriori non c’erano, al loro posto c’era il motore (del resto lo avevamo già visto sulla Renault 5 Turbo) denominato ESL, che sostituiva il motore PRV che abbiamo già visto su modelli Renault precedentemente recensiti su queste pagine.

La Renault Clio V6 (sia Phase 1 che Phase 2) sfoggiava un look super sportivo, con parafanghi allargati e passo allungato, prese d’aria laterali per raffreddare il motore V6 (che stava dietro, appunto), cerchi in lega OZ da 17, sedili a guscio in pelle e alcantara, volante in pelle a 3 razze e pedali, pomolo del cambio e battitacchi in alluminio. Con la Phase 2, inoltre, la clientela poteva scegliere fra 13 diversi colori per la carrozzeria.

Clio V6 Phase 2 non c’è limite alla cattiveria

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La prima versione della Clio V6 era già molto cattiva, ma la Phase 2 andò oltre (eravamo nel 2003), all’insegna della realtà aumentata: più lunga e più larga della Phase 1 (23 e 33 mm rispettivamente), idem per le scarpe (Michelin Pilot Sport, 205/40 e 245/40, contro i precedenti 205/50 e 235/45). Non solo: Renault aumentò la potenza del motore a 255 cv contro i 230 della Phase 1, ottenendo così uno 0/100 Km/h in 5,8 secondi (contro i 6,5 secondi della Phase 1), per una velocità di punta di 250 km/h, contro i 235 della Phase 1.

Secondo gli esperti la Phase 2 offriva  una maggiore facilità di guida della Clio V6 Phase 1, grazie alla nuova cinematica del retrotreno e alle migliori regolazioni delle sospensioni. Ma dubitiamo che fosse una macchina per turisti.

La Clio V6 Phase 2 ebbe vita breve, due anni appena.

Poi, sempre da Dieppe, arrivò la Clio RS, ma era meno muscolare (2.0 16v), in generale meno maranza e aveva meno colori (due, il grigio platino e il bellissimo verde alieno).

Di Clio V6 vennero prodotti 2.822 esemplari in totale, dei quali 1309 per la Phase 2.

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Emanuele Beluffi

Giornalista pubblicista, già responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale, editor di CulturaIdentità, conservatore presso Fondazione Sangregorio Giancarlo.
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