BMW M3, la dinastia bavarese al passo coi tempi

Dagli esordi con lo spoiler alle versioni vagonate, la M3 ha sempre mantenuto stile e cattiveria

In quei formidabili anni 80 i buyers che affollano il Salone di Francoforte 1985 non sanno che dovranno aspettare quasi due anni per guidare la loro nuova BMW M3: verrà infatti commercializzata solo a partire dal 1987, dopo una prova su pista al Mugello nella primavera 1986. Ma sarà la prima di una famiglia di modelli sportivi di altissimo lignaggio negli anni a venire, segnando i decenni 80, 90 e pure 00.

Di Rudolf Stricker – Attribution, commons.wikimedia.org

Un passo indietro: metà Ottanta, la BMW deve fare i conti con la Mercedes nel DTM, da qui l’esigenza di produrre una versione stradale della serie 3. Nasce così la M3, una macchina cattiva, con spoiler, alettone, passaruota allargati e un propulsore a quattro cilindri in linea 16 valvole di 2.302 cc.

Appare la scritta “Evolution”

La prima versione eroga 195 CV (catalizzata), che passano a 200 in quella normale. La BMW M3 raggiunge una velocità massima di 235 km/h, ma evidentemente va troppo piano per la casa bavarese e nel 1988 scocca l’ora del restyling e arriva la EVO2: per la prima volta appare la denominazione “Evolution”, la potenza sale a 215 CV, la velocità a 240 e aumentano le dimensioni della gomme.

Ma i crucchi sono stakanovisti e per l’anno successivo, il 1989, realizzano la versione cabrio, una delle “scoperte” più veloci e rare (228 all’ora per 783 esemplari in circolazione).

Il capolavoro in salsa bavarese

E, non contenti, realizzano quello che può anche essere considerato un progetto a parte, la M3 Sport Evolution (da alcuni denominata EVO3 o anche Sport Evo). E’ l’ultima (la produzione della prima generazione di M3 cesserà nel 1992) e la più potente della “famiglia”, una sorta di icona degli anni 90 (e attuali). Ne vengono prodotti 600 esemplari, costa 86 milioni di lire e resta in commercio per soli tre mesi, fra il dicembre 1989 e il marzo 1990.

Neanche per un rudere Sport Evo spunti il prezzaccio

La M3 Sport Evolution è attualmente molto ambita, basti pensare che un rudere viene valutato con numeri a cinque cifre. Rispetto al 2.3 litri della EVO2, cilindrata e potenza salgono a 2.467 cc e 238 CV rispettivamente; dal punto di vista strettamente estetico è priva dei fendinebbia (al loro posto monta i condotti di raffreddamento dei freni), presenta paraurti anteriore maggiorato e profilato in rosso, uno splitter anteriore regolabile e un alettone posteriore anch’esso regolabile, mentre negli interni i sedili Recaro e le cinture di sicurezza color rosso fanno la loro porca figura con la scritta “Sport Evolution” su volante, pomello del cambio e leva del freno a mano. Insomma, un capolavoro in salsa bavarese!

screenshot da video YouTube

Via l’alettone e dieta a stecchetto

1993: in casa BMW nasce l’esigenza di adottare uno stile più sobrio. E’ la seconda generazione della M3, meno appariscente della prima: via l’alettone, cura dimagrante ai parafanghi e un nuovo motore, un 6 cilindri in linea da 2990 cc per 286 CV, 250 all’ora e 0/100 in 5.7 secondi, cosa che richiede l’irrigidimento delle sospensioni, un intervento “maggioritario” sui freni e un assetto ribassato, più altre primizie che fanno la gioia dei motoristi, tipo il variatore di fase a controllo elettronico.

E’ sola soletta sul mercato, perché a livello di categoria l’unica sua concorrente è l’italianissima Maserati Ghibli, almeno fino alla comparsa della M3 Berlina alla fine dell’anno successivo (e intanto i “Deutschland, Deutschland über alles” fanno uscire anche la versione scoperta della seconda generazione della M3, che ottiene un grande successo in Italia fra i macellai arricchiti ma anche fra i ricchi veri).

The Car Spy, CC BY 2.0 creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

Dopo un potenziamento del motore nel 1995 (la cilindrata sale a 3201 cc e viene montato un propulsore in grado di erogare 321 CV), nel 1997 la M3 seconda generazione è la prima (perdonate il gioco di parole) a montare il cambio sequenziale SMG a 6 rapporti.

La bruttina non stagionata

fonte bmwnews.it

Fino al 1999, anno in cui cessa la seconda generazione, vengono prodotti modelli intermedi, il più interessante dei quali è, a parere di chi scrive, la M3 Compact prodotta a partire dal 1996 (e fino al 1999, appunto), un modello considerato fallimentare perché fallimentare sarebbe stata, secondo i puristi dell’epoca, la decisione di BMW di fare un modello entry-level (la Compact costava meno delle altre M3). Ma invece, sempre a detta di chi scrive, è bellissima e attualissima.

La tecnologia inizia a farla da padrona

Arriviamo al nuovo millennio: la nuova M3 monta un cambio manuale a 6 marce, che a partire dal 2001 diventa robotizzato, nasce dall’esperienza in F1 e permette di cambiare le marce in millesimi di secondo senza stare a perder tempo col pedale della frizione; aumenta la potenza (343 CV) e la velocità è autolimitata a 250. Viene prodotta la versione cabrio, mentre si lascia perdere la versione berlina (che non ha incontrato, nella precedente generazione, particolare favore da parte del pubblico).

Di nakhon100 – BMW M3 CSL, CC BY 2.0, commons.wikimedia.org

Fra le chicche di questa terza generazione di M3 val la pena segnalare la BMW M3 CSL, versione particolarmente cattiva e ricca di fibre nel senso della fibra di carbonio (tetto, gusci dei sedili, paraurti e cofano posteriore), alleggerita (via radio e clima) e potenziata (343 CV).

2007-2014, la tecnologia la fa da padrona, le soluzioni sperimentate in F1 vengono importate sui modelli in borghese: via il sei cilindri in linea, arriva l’8 cilindri a V, la cilindrata sale a 3999 cc e la cavalleria conta 420 CV. Torna la versione berlina, che dopo 9 anni torna ad affiancare la coupé e la cabrio.

Di Alexandre Prévot from Nancy, France – BMW M3 GTS Uploaded by MB-one, CC BY-SA 2.0, pscommons.wikimedia.org

Anche qui fanno la loro apparizione modelli “intermedi”, come la corsaiola M3 GTS, prodotta nel 2010 e degna erede della CSL e la M3 CRT nel 2011, prodotta in 67 esemplari per la modica cifra di 133mila euri.

“Promoveatur ut amoveatur”

Di Matti Blume – Opera propria, CC BY-SA 4.0, commons.wikimedia.org

“Promoveatur ut amoveatur” nel senso: ti declasso ma ti faccio salire di rango. 2014-2020: variazioni sul tema, la M3 è solo berlina e la coupé diventa M4. Motore sovralimentato a 6 cilindri in linea, 3 litri biturbo da 431 CV. Il cambio è ancora manuale ma c’è anche un cambio automatico a doppia frizione a 7 marce.

FotoSleuth, CC BY 2.0 creativecommons.org, via Wikimedia Commons

Nel 2020 nasce il settimo figlio del settimo figlio, cioè la settima generazione della M3, che affianca alla berlina la versione vagonata. Ne è passato di tempo da quella prima M3 da tamarri con l’alettone…

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